Caffè Roma Torrefazione

EPIC di valore storico, artistico e culturale

Fuori, il viavai di Porta Palazzo. Dentro, il tempo che scorre a un altro ritmo: il caffè tostato nella macchina d’epoca, gli arredi di fine Ottocento. Al Caffè Roma, la storia si serve al banco.

Le prime notizie risalgono al 1871, quando qui c’era una liquoreria. Negli anni Sessanta, Giacomo Clemente la trasforma in torrefazione e la chiama Caffè Roma, pare per via della filiale del Banco di Roma che si trovava di fronte. Da allora la tostatura è il cuore dell’attività e continua ancora oggi con una collaborazione tutta torinese per l’ideazione delle cinque miscele.

I nomi parlano del quartiere e del locale: la miscela “Roma” è servita al banco, la “Carla” è dedicata alla storica titolare, la “Porta Palazzo” è più popolare ma altrettanto curata nel gusto. Senz’altro, tutto parte dal caffè: si entra per un espresso e si resta per un gianduiotto, un croissant, magari un “sanguis” — il sandwich in versione piemontese, farcito con vitello tonnato, acciughe al verde, peperoni e bagna cauda, e altri ripieni.

Arredi e dettagli sono stati preservati, dalla boiserie alle scatole di latta fino alle caffettiere che attraversano un secolo di abitudini italiane. In un’area cruciale come Borgo Dora, il Caffè Roma mantiene un rapporto diretto con il luogo e la sua comunità. Ogni giorno continua a fare quello che ha sempre fatto: tostare, servire, tenere aperta una porta.

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Simona Vlaic